ARONA

Già in epoca romana importante snodo viario lungo la strada verso il passo del Sempione, l’attuale abitato di Arona si sviluppa prevalentemente intorno all’abbazia benedettina di San Salvatore, fondata nel 979. Attraversata dal torrente Vevera e circondata da basse colline di origine morenica, ospita nel suo territorio il Parco naturale dei Lagoni di Mercurago, un’oasi naturalistica di grande interesse. Governata dapprima dai Visconti e poi dagli Sforza, come la maggior parte delle zone circostanti divenne territorio spagnolo sino al 1745, quando, in seguito al trattato di Worms, passò sotto il dominio dei Savoia. Ricca di edifici, sia religiosi (tra questi la Chiesa di Santa Maria di Loreto, la Chiesa dei Santi Martiri Graziano, Felino, Fedele e Carpoforo e il Santuario del Sacro Monte di San Carlo), sia civili (Villa Ponti, sede di concerti di musica classica e di mostre d’arte, Villa Leuthold (parco pubblico ottocentesco e Rocca Borromea, le cui rovine sono localizzate su un’altura sopra la città) di grande valore storico architettonico, ha certamente il suo simbolo nel Colosso di San Carlo Borromeo, conosciuto anche come il “Sancarlone”, una statua alta oltre trenta metri posta sul Sacro Monte di San Carlo.

Nata di marzo

regia di Antonio Pietrangeli, con Gabriele Ferzetti, Jacqueline Sassard, Mario Valdemarin. Italia, 1957, 109 minuti

Francesca (Sassard) è una giovane donna particolarmente moderna e anticonvenzionale. Sposa Sandro (Ferzetti), un uomo di alcuni anni più anziano di lei e fortemente tradizionalista. Non passa molto tempo dalle nozze che il loro rapporto entra in crisi, culminando con una separazione. Nonostante il regista non sia estraneo a vicende amare e al disagio esistenziale dei protagonisti dei suoi film, qui regalerà allo spettatore un finale inaspettatamente positivo, con il ricongiungimento della coppia. La pellicola è sceneggiata da due delle “coppie d’oro” del cinema italiano di quegli anni: Age e Scarpelli da un lato, Scola e Maccari dall’altro.

All’inizio del film Francesca e Carlo (Valdemarin) visitano una grande statua in riva a un lago: si tratta del Colosso di San Carlo Borromeo, il Sancarlone, ad Arona, la statua che domina il Lago Maggiore grazie ai suoi trentasei metri di altezza. Realizzata tra il 1614 e il 1698, è intitolata a San Carlo Borromeo, nato nel 1538 nella Rocca di Arona (costruzione in parte distrutta per volere di Napoleone Bonaparte) e divenuto arcivescovo di Milano in un periodo in cui la città fu flagellata da epidemie di peste e da costanti carestie. Morto nel 1584, fu beatificato nel 1602 e canonizzato, a soli ventisei anni dalla morte, nel 1610. La statua, aperta al pubblico, è collegata alla città di Arona, così come la vicina Rocca Borromea, da un suggestivo percorso ferroviario. Il Sancarlone è protagonista di un racconto dello scrittore Piero Chiara che in Sotto la sua mano immagina che una parte della materia usata per costruire la testa della statua derivi dalla fusione del membro virile del Colosso di Rodi, originariamente destinato ad abbellire il giardino di una casa aristocratica in età romana. Oltre che all’inizio di Nata di marzo, il colosso appare anche in Dal sabato al lunedì, 1962, di Guido Guerrasio: è proprio dentro alla statua che Sandrino (Sandro Panseri) ed Enrico (Geronimo Meynier) attendono le ragazze olandesi cui fanno la corte.