regia di Dario Argento con Michael Brandon, Mimsy Farmer, Jean-Pierre Marielle, Bud Spencer. Italia / Francia, 1971, 105 minuti

Il protagonista del film è il giovane Roberto Tobias (Brandon), batterista in un complesso rock, che pedinato da un misterioso individuo, una sera decide di affrontarlo e involontariamente lo uccide. Qualcuno assiste alla scena, fotografandola e da quel momento inizia a perseguitare Roberto, senza ricattarlo, ma dimostrando di odiarlo. Si susseguono altri omicidi, finché la soluzione del mistero arriva grazie ad un procedimento scientifico che permette di fotografare l’ultima immagine rimasta impressa sulla retina degli occhi delle persone uccise, un’immagine che riproduce quattro mosche grigie.

Nella scena iniziale il protagonista finita la session con la band esce al buio dagli studi di registrazione. Siamo all’Auditorium RAI di piazza Rossaro angolo Via Rossini, nonostante le scene degli interni siano state registrate a Roma. Questa attuale struttura dell’Auditorium sorge sul Regio Ippodromo Vittorio Emanuele II, costruito nel 1856 addossata alla cinta fortificata, a breve distanza dall’isolato che ospita tuttora il Teatro Regio, l’Archivio di Stato e l’Armeria Reale. L’edificio, realizzato su volere della famiglia reale, fu ristrutturato nel 1952 su progetto di Aldo Morbelli che coordinò un gruppo di architetti, tra cui Carlo Mollino, autore del Teatro Regio.

Nella finzione il film è ambientato a Milano, nonostante vi siano più di una scena girata tra Torino e Roma, ma in realtà non siamo in nessun luogo, siamo in un campo astratto di sofisticate combinazioni, anche se Torino è nuovamente la città del mistero prescelta da Argento. Della città piemontese si riconoscono alcuni scorci, quali corso Vittorio Emanuele e corso Galileo Galilei, la Galleria Umberto I e quella Subalpina, piazza Bodoni con gli interni del Conservatorio, il parco del Valentino e il caffè Mulassano in piazza Castello 15. Utilizzando con grande intelligenza le geometrie urbane e architettoniche, così come gli spazi visivi e sonori, Argento cerca, assemblando spazi presi da diverse località, di comporre così la sua città ideale, la città sogno che egli ha creato con la sua fantasia, una città che paradossalmente ha molto di Torino.