Baveno

Nel corso della sua storia possedimento romano, franco e austriaco, Baveno è una delle “perle” del Lago Maggiore, luogo in cui soggiornarono celebri scrittori e musicisti, quali Byron, Wordsworth, Verdi e Wagner.

Il Battistero della località è un edificio risalente al V secolo, restaurato nel corso del Settecento e dell’Ottocento, al cui esterno troviamo un porticato con quattro colonne in granito locale, materiale con cui sono costruite anche le colonne che sostengono le arcate a tutto sesto del Porticato della Via Crucis risalente al 1839. Molto più antica è la Chiesa dei Santi Gervaso e Protaso, eretta intorno all’anno 1000: al suo interno si trova un pregevole affresco di San Cristoforo. Tra gli edifici non di culto della località, il Parco di Villa Fedora, Villa Mussi, costruzione in stile Liberty strutturata in tre ali e con una zona di parco aperta al pubblico, e il Museo GraNum, ottenuto restaurando l’antico palazzo Pretorio e destinato a ospitare un’esposizione del pregevole granito bianco di Baveno e di altre pietre del Verbano Cusio Ossola.

La stanza del vescovo

regia di Dino Risi, con Ugo Tognazzi, Ornella Muti, Patrick Dewaere. Italia, 1977, 110 minuti

Tratto dall’omonimo romanzo di Piero Chiara, il film è ambientato alla fine degli anni Quaranta. Marco Maffei (Dewaere), tornato in Italia dalla Svizzera, dove è scappato per fuggire alla leva e alla guerra, vagabonda sulle acque del Lago Maggiore e sulle sue rive. Un giorno incontra Temistocle Mario Orimbelli (Tognazzi), anche lui reduce da una fuga all’estero, a causa del suo passato fascista. Tra i due s’instaura un legame di amicizia che li porta a condividere diverse avventure (anche erotiche), sino a quando Maffei inizia a provare interesse per la cognata di Orimbelli, l’affascinante Matilde (Muti). Un dramma sconvolgerà gli equilibri, la scomparsa di Cleofe, la moglie di Orimbelli, trovata morta annegata: Marco matura numerosi sospetti su Orimbelli che a breve sposerà Matilde.

Il matrimonio tra Orimbelli e Matilde si celebra a Baveno, nella Chiesa dei Santi Gervaso e Protaso. È proprio davanti all’edificio religioso che Orimbelli organizza lo sparuto corteo nuziale composto dai futuri coniugi e dai due testimoni, Maffei e il Maggiore Brighenti (Piero Mazzarella), ex camerata di Orombelli e “uno dei suoi ultimi amici rimasti”. Eretta nel corso dell’XI secolo, la Chiesa dei Santi Gervaso e Protaso fu consacrata nel 1345 e in seguito restaurata nel 1600 e nel secolo successivo. Originariamente presentava un’unica grande navata, sostituita da contrafforti laterali, cappelle, copertura a volta, abside e sagrestia. La facciata mantiene lo stile romanico originario, il portale, ad archivolto, presenta capitelli ornati di motivi vegetali: è qui davanti che nel 1841 viene eretto un piccolo porticato, crollato negli anni Trenta del Novecento. All’interno è conservato un affresco dedicato a San Cristoforo.