Cannobio

Il borgo di Cannobio ha origine romana, come mostrano alcune vestigia dell’epoca presenti nel centro cittadino. Durante le guerre d’indipendenza (1818-1860), Cannobio rientrava nei territori dei Savoia (la sponda opposta del lago era, invece, in mano austriaca): nel 1859 ci fu un attacco alla città che fu respinto dalle truppe sabaude e dagli abitanti. Attivo centro manifatturiero sin dai primi del Novecento, divenne un centro d’immigrazione dal sud Italia nel secondo dopo guerra e il suo sistema economico si basa oggi prevalentemente sul turismo estivo. Tra i monumenti più importanti della cittadina, il Santuario della SS. Pietà di Cannobio (eretto per volere di Carlo Borromeo a fine Cinquecento, con all’interno una pala d’altare opera di Gaudenzio Ferrari),  la Collegiata di San Vittore, l’Oratorio di S. Marta (risalente al Cinquecento), il Palazzo del Ragione, detto Parasio (eretto nel 1291), sul cui lato destro si eleva la Torre Comunale, costruzione romanica del XII secolo.

La stanza del vescovo

regia di Dino Risi, con Ugo Tognazzi, Ornella Muti, Patrick Dewaere. Italia, 1977, 110 minuti

Tratto dall’omonimo romanzo di Piero Chiara, il film è ambientato alla fine degli anni Quaranta. Marco Maffei (Dewaere), tornato in Italia dalla Svizzera, dove è scappato per fuggire alla leva e alla guerra, vagabonda sulle acque del Lago Maggiore. Un giorno incontra Temistocle Mario Orimbelli (Tognazzi) anche lui reduce da una fuga all’estero, a causa del suo passato fascista. Tra i due s’instaura un legame di amicizia che li porta a condividere diverse avventure (anche erotiche), sino a quando Maffei inizia a provare interesse per la cognata di Orimbelli, l’affascinante Matilde (Muti). Un dramma sconvolgerà gli equilibri, la scomparsa di Cleofe, la moglie di Orimbelli, trovata morta annegata: Marco matura numerosi sospetti su Orimbelli che a breve sposerà Matilde.

La sequenza del picnic tra Orimbelli, Maffei e le due donne con cui hanno trascorso una notte in paese, è ambientata alla Rocca Vitaliana, meglio nota come i Castelli del Cannero, tre isolotti rocciosi che affiorano dalle acque del Lago Maggiore. Sulla superficie sono visibili i ruderi di fortificazioni risalenti a un periodo tra l’XI e il XII secolo. Nel 1519 Ludovico Borromeo fece edificare una rocca, detta Vitaliana, in onore della famiglia capostipite dei Borromeo. In seguito alla morte di Ludovico, la rocca fu abbandonata poiché, in quanto particolarmente vicina alla riva, la sua difesa risultava troppo complessa per essere efficacemente garantita. Lo stato di abbandono nel corso dei secoli la rese rifugio ideale di alcuni gruppi di contrabbandieri, mentre oggi è abitata da numerosi uccelli acquatici (tra questi gabbiano, cigno reale, smergo maggiore) che possono nidificare in angoli di difficile accesso delle rovine.