di Lodovico Gasparini, con Flavio Insinna, Lina Sastri, Charles Dance, Daniel Tschirley, Fabrizio Bucci, Italia/Francia/Germania, 2004, 180′       

Giovanni Bosco è un giovane sacerdote di origine contadina. Una volta trasferitosi a Torino, entra in contatto con il mondo dei giovani, poveri e abbandonati a se stessi: costretti a mendicare, a rubare, sfruttati in lavori massacranti in fabbriche e botteghe. Don Bosco decide di istituire un luogo in cui i ragazzi possano ritrovarsi, frequentarsi, trascorrere del tempo utile insieme, imparare. Ma non tutti sono d’accordo con l’iniziativa del giovane sacerdote: tra questi, il vicario Clementi, secondo il quale quei giovani non hanno alcuna possibilità di essere recuperati. Ma l’importante sostegno di un benefattore privato gli consente di continuare nella sua impresa.

Miniserie televisiva trasmessa da Rai Uno in due puntate di 90’ l’una, mercoledì 22 e giovedì 23 settembre 2004, in prima serata (media d’ascolto: 7.576, share: 27,29% – 29,49%), questa è la seconda “versione” per il piccolo schermo della vicenda di Don Bosco. Secondo le parole del protagonista Flavio Insinna, il personaggio da lui interpretato è “tutto fuorché un santo da…santino. È la storia della vita turbolenta, tutta controcorrente, di un ribelle, un rivoluzionario. In tempi in cui una divisione netta tra classi sociali consegnava masse di popolo a una miseria definitiva e ineluttabile, Giovanni Bosco si mette a raccogliere ragazzi abbandonati, affamati, delinquenti, l’equivalente di quello che sono oggi i meniños de rua delle favelas brasiliane o i ragazzi delle fogne rumene. E pretende di salvarli dando loro dell’affetto, facendoli sentire amati, insegnando loro la serenità, la gioia, l’allegria, dando una dignità, instillando in loro il senso del diritto ad avere un posto nella società. […] Don Bosco combatteva le condizioni di lavoro dell’epoca: diciotto, venti ore al giorno in cui i ragazzi venivano anche percossi. Lui li portava via e un po’ alla volta si è inventato tipografie, falegnamerie, laboratori dove si lavorava in modo umano. All’epoca, sostenere politicamente le classi più povere non era una cosa che tutta la chiesa apprezzava”.

Realizzata in diverse location piemontesi, tra queste, a Torino, Palazzo Barolo, piazza Palazzo di Città e piazza Corpus Domini, a Moncalieri viene utilizzato il Castello facente parte del circuito delle Residenze Sabaude.

In piazza Corpus Domini sorge l’omonima Basilica barocca intitolata al miracolo eucaristico che sarebbe avvenuto nel 1453 a Torino: durante un saccheggio in una chiesa di Exilles, in Val di Susa, da parte di alcuni militari francesi venne trafugata dell’ostia consacrata. Giunge a Torino insieme al bottino trafugato a bordo di un mulo, mulo che, inciampato nell’attuale piazza Corpus Domini, la fece cadere a terra. Stando alle cronache, il Santissimo si sarebbe librato in aria, illuminando la piazza. Il progetto di una basilica venne affidato ad Ascanio Vitozzi e alla facciata lavorò anche Amedeo di Castellamonte. Nel 1753, in occasione del trecentesimo anniversario del miracolo, Benedetto Alfieri fu incaricato di restaurare le decorazioni interne dell’unica navata e delle sei cappelle dominate da tele che rappresentano l’evento miracoloso. L’altare maggiore seicentesco è opera di Francesco Lanfranchi, l’altare di una cappella laterale è di Filippo Juvarra. La facciata è composta di sei pilastri e quattro colonne ed è adornata di una serie di statue opera di Bernardo Falconi nel corso della seconda metà del XVIII secolo.

La Basilica sarà punto di riferimento per importanti figure della Chiesa piemontese: tra queste Giuseppe Benedetto Cottolengo – membro della congregazione del Corpus Domini e per un periodo vicecurato nella parrocchia – che proprio qui ebbe l’ispirazione per la fondazione della Piccola Casa della Divina Provvidenza assistendo all’agonia di una donna partoriente. Anche padre Sebastiano Valfrè fu parroco del Corpus Domini un paio di secoli prima di Cottolengo, tra il 1653 e il 1655. In considerazione del ruolo di primo piano per la comunità cittadina, nell’agosto del 1928 papa Pio XI elevò la chiesa a Basilica minore.