di Goffredo Alessandrini, con Gianpaolo Rosmino, Maria Vincenza Stiffi, Ferdinando Mayer, Roberto Pasetti, Vittorio Vaser, Italia, 1935, 89’

Il film, pensato in occasione della canonizzazione del salesiano piemontese, è una ricostruzione della vita di uno dei personaggi chiave della Chiesa del XIX secolo. A partire dall’infanzia nelle campagne del Monferrato, al periodo in seminario, all’attività educativa svolta a Torino con i più giovani, sino all’istituzione dell’Opera Salesiana e alla sua canonizzazione.

Inizialmente offerto a Mario Soldati, il film viene realizzato per la Lux di Riccardo Gualino da Goffredo Alessandrini, uno dei più rappresentativi cineasti del regime fascista. Gualino, una volta ricevuto l’incarico da parte della congregazione dei Salesiani, incarica per la scrittura del soggetto don Rufillo Uguccioni, storico salesiano. Il soggetto viene poi elaborato in sceneggiatura dapprima da Onorato Castellino, professore di lettere di un liceo torinese, e poi da Aldo Vergano, Sergio Amidei e Riccardo Gualino. La genesi della pellicola durò otto mesi e il dispiego di forze fu ingente (a patrocinare l’opera non solo i Salesiani, ma anche il Governo fascista, che sposa con entusiasmo un progetto dedicato ad un “eroe” italiano), tanto che il budget superò di gran lunga il preventivo (nonostante, si noti, gli attori siano quasi tutti non professionisti: i divi, con il loro stile di vita considerato “eccessivo” non erano ben visti dai Salesiani).

Uscito nelle sale in occasione della Pasqua del 1935, Don Bosco gode di un “lancio” di notevole impatto: il “Corriere della Sera”, “La Stampa”, “Il Messaggero”, “L’Osservatore Romano” e di molti altri organi di stampa celebrano la pellicola. Nonostante ciò l’esito commerciale nel circuito di prima visione è davvero limitato: solo una volta divenuto di proprietà salesiana il film circolerà nelle sale di parrocchie e oratori diventando una pellicole più programmate anche all’estero.

Gli interni sono realizzati presso gli Studi Fert-Microtecnica di Torino; gli esterni sono girati in numerosi luoghi significativi per la vita del Santo: Castelnuovo Don Bosco, Chieri e il suo convento di San Domenico, il quartiere Valdocco di Torino. Il regista Alessandrini ricorda: “Quell’inverno a Torino era bianco di neve, con il sole e il cielo azzurro”.

Tra le sequenze più significative del film, quella del sogno di Don Bosco bambino. Nato nel 1815 da famiglia contadina in località I becchi di Castelnuovo d’Asti (oggi Castelnuovo Don Bosco), il piccolo Giovanni rimase orfano di padre a due anni. In un periodo di epidemie, malattie e povertà diffusa, Giovanni maturò la propria fede, anche grazie a un sogno “profetico” che, come racconterà spesso, segnerà la sua vita: “A 9 anni ho fatto un sogno. Mi pareva di essere vicino a casa, in un cortile molto vasto, dove si divertiva una gran quantità di ragazzi. Alcuni ridevano, altri giocavano, non pochi bestemmiavano. Al sentire le bestemmie, mi slanciai in mezzo a loro. Cercai di farli tacere usando pugni e parole. In quel momento apparve un uomo maestoso, vestito nobilmente. Un manto bianco gli copriva tutta la persona. La sua faccia era così luminosa che non riuscivo a fissarla. Egli mi chiamò per nome e mi ordinò di mettermi a capo di quei ragazzi. Aggiunse: «Dovrai farteli amici non con le percosse ma con la mansuetudine e la carità. Su, parla, spiegagli che il peccato è una cosa cattiva e che l’amicizia con il Signore è un bene prezioso». Confuso e spaventato risposi che io ero un ragazzo povero e ignorante, che non ero capace di parlare di religione a quei monelli. In quel momento i ragazzi cessarono le risse, gli schiamazzi e le bestemmie, e si raccolsero tutti intorno a colui che parlava. Quasi senza sapere cosa facessi gli domandai: «Chi siete voi, che mi comandate cose impossibili?». «Proprio perché queste cose ti sembrano impossibili – rispose – dovrai renderle possibili con l’obbedienza e acquistando la scienza». «Come potrò acquistare la scienza?». «Io ti darò la maestra. Sotto la sua guida si diventa sapienti, ma senza di lei anche chi è sapiente diventa un povero ignorante». «Ma chi siete voi?». «Io sono il figlio di colei che tua madre ti insegnò a salutare tre volte al giorno». «La mamma mi dice sempre di non stare con quelli che non conosco, senza il suo permesso. Perciò ditemi il vostro nome.» «Il mio nome domandalo a mia madre.» In quel momento ho visto vicino a lui una donna maestosa, vestita di un manto che risplendeva da tutte le parti, come se in ogni punto ci fosse una stella luminosissima. Vedendomi sempre più confuso, mi fece cenno di andarle vicino, mi prese con bontà per mano e mi disse: «Guarda». Guardai e mi accorsi che quei ragazzi erano tutti scomparsi. Al loro posto c’era una moltitudine di capretti, cani, gatti, orsi e parecchi altri animali. La donna maestosa mi disse: «Ecco il tuo campo, ecco dove devi lavorare. Cresci umile, forte e robusto, e ciò che adesso vedrai succedere a questi animali, tu lo dovrai fare per i miei figli.» Guardai ancora, ed ecco che al posto di animali feroci comparvero altrettanti agnelli mansueti, che saltellavano, correvano, belavano, facevano festa attorno a quell’uomo e a quella signora. A quel punto nel sogno mi misi a piangere. Dissi a quella signora che non capivo tutte quelle cose. Allora mi pose una mano sul capo e mi disse: «A suo tempo, tutto comprenderai».