regia di Dario Argento, con Carl Malden, James Franciscus, Cinzia De Carolis, Catherine Spaak. Italia, Germania, Francia. 111 minuti, 1971

Franco Arnò (Karl Malden), un ex giornalista che ha perso la vista, vive con la nipotina nei pressi della clinica Terzi, specializzata in ricerche genetiche. Testimone una sera di un colloquio ambiguo e di una misteriosa effrazione, decide di affiancarsi nelle indagini a un giovane e intraprendente giornalista (James Franciscus). Uno dopo l’altro vengono uccisi un ricercatore, la sua amante, un fotografo: l’indagine dei due protagonisti rivela numerosi misteri della clinica, dove si effettuano ricerche sull’ereditarietà del comportamento criminale.

Il film è stato girato tra Torino, Roma e Pomezia, ma è la città piemontese a spiccare per linee e forme come una metropoli avvolta dal mistero e dal terrore. Argento rielabora gli spazi e reinventa la città e i suoi luoghi: la clinica Terzi, fulcro della vicenda, è ambientata nella Galleria d’Arte Moderna (GAM), il cui ingresso è sito in Via Magenta 31. Torino fu la prima città italiana che promosse una raccolta pubblica d’arte moderna come parte costitutiva del proprio Museo Civico, aperto nel 1863. Nel 1959 venne inaugurato l’edificio progettato da Carlo Bassi e Goffredo Boschetti che ospita mostre di grande successo e di respiro internazionale.

Nel film appaiono molti edifici, strade e piazze del centro di Torino: dal binario 17 della Stazione di Porta Nuova (luogo in cui avviene il primo omicidio) a via Maria Vittoria, strada in cui si trova l’appartamento del protagonista, da viale dei Partigiani (strada che percorre i Giardini Reali) a via XX Settembre, da via Roma a piazza Statuto, da piazza Vittorio Veneto a piazza Castello, (tutti questi ultimi luoghi sono al centro del lungo inseguimento in macchina). Compaiono nel film anche il Cimitero Monumentale in Zona Regio Parco e via Santa Teresa, ambientazione del secondo omicidio. La centrale Piazza Solferino (su cui si affaccia il Teatro Alfieri, e che è stata uno dei luoghi simbolo dei XX Giochi Olimpici Invernali del 2006, grazie ad Atrium, padiglione riservato alle attività degli sponsor progettato da Giorgetto Giugiaro, smantellato nel 2010) è il set in cui Argento costruisce apposta per il film un bar all’ultimo piano di un palazzo ottocentesco. Luoghi reinventati e inventati che contribuiscono a dare vita a un’atmosfera misteriosa e inquietante.