di Franco Martinelli, con Maurizio Merli, John Saxon, Raymond Pellegrin, Toni Ucci, Mirella D’Angelo, Italia 1976, 90’

Il commissario Betti è alla caccia di una banda di quattro criminali che a Torino ha rapito un autobus su cui viaggiavano alcuni bambini diretti a scuola. Uno degli appartenenti alla banda tenta di stuprare una donna nei pressi del nascondiglio in cui vengono tenuti in ostaggio i piccoli: questo permette alla polizia di localizzarli. Betti inizia così la cattura dei banditi: dopo che uno di essi è trovato carbonizzato in un auto, il commissario ne stana due, mentre un terzo si schianta contro un albero durante un inseguimento rocambolico con le auto della polizia. Ma il lavoro per Betti non è finito. Infatti, si tratta di trovare il mandante del rapimento e il commissario è convinto – pur non avendo le prove – che l’organizzatore di tutto sia l’uomo d’affari – e in odore di essere un trafficante di droga – Jean Albertelli. Per questo, si mette sulle sue tracce e su quelle delle sue numerose malefatte…

Il commissario Betti è un personaggio già apparso nel film Roma violenta, 1975, di Martinelli e che tornerà in Napoli violenta, 1976, di Umberto Lenzi (per gli appassionati del genere poliziottesco le pellicole costituiscono una vera e propria trilogia detta “del commissario”). Il tema musicale principale, The No Peace Pursuit, è stato ripreso da Quentin Tarantino nella sequenza dell’inseguimento finale del suo Grindhouse – A prova di morte, 2007.

Le location torinesi sono numerose: Porta Palazzo, la periferia operaia, le ville liberty della collina. Una sequenza è ambientata di fronte alla Cattedrale Metropolitana di Torino, più semplicemente conosciuta come Duomo di Torino, in Piazza San Giovanni, luogo scarsamente utilizzato dal cinema e dalla fiction girati in città. Collegata a Piazza Castello tramite un passaggio porticato sito tra Palazzo Reale e Palazzo Chiablese, la piazza vanta nella sua area anche la più importante architettura romana conservata a Torino, le Porte Palatine (antichissima porta di entrata nella Augusta Taurinorum romana) ove per secoli si svolse il mercato delle erbe e del pollame (durante l’occupazione francese, infatti, la piazza assunse il nome di Place du Marché).

L’area su cui sorge l’attuale Duomo originariamente ospitava tre chiese paleocristiane in stile romanico, la cui principale pare fosse già intitolata a San Giovanni e consacrata intorno al 602, sotto il regno longobardo. Quando le tre chiese vennero abbattute a fine 1400 il nascente edificio (la cui prima pietra fu posta nel 1491) fu intestato a quello che ormai era divenuto il protettore della città. Di preesistente rimase solo la torre campanaria (o campanile), alta più di 60 metri, risalente al 1469 e intitolata a Sant’Andrea. I lavori vennero affidati ad Amedeo de Francisco da Settignano, detto anche “Meo del Caprino”, che e terminarono nel 1505: il 21 settembre di quell’anno si tenne la cerimonia di consacrazione.

Nella seconda metà del Seicento si decise di ampliare la struttura per permettere la collocazione della Sacra Sindone: il progetto di una cappella ovale posta alle spalle del coro sormontata da un’ampia cupola fu affidato a Guarino Guarini (che era già al lavoro nella vicinissima Real Chiesa di San Lorenzo). I lavori durarono quasi trent’anni. Un grave incendio nell’aprile del 1997 danneggiò ampia parte dell’opera del Guarini, ma il Santo Sudario si salvò dalle fiamme in quanto da tempo trasferita (causa lavori) in un’apposita teca dietro l’altare maggiore. Nel 1720 Filippo Juvarra innalzò la torre campanaria adeguandola al mutato prospetto della cupola.

Costruito su pianta a croce latina e suddiviso in tre navate, il Duomo ha numerose cappelle laterali, una sontuosa Tribuna Reale e numerose opere d’arte di pittori e scultori, tra i quali Giovanni Alberoni, Bartolomeo Caravoglia, Stefano Maria Clemente, Pierre Legros, Matteo Sanmicheli, Giovanni Martino Spanzotti.

Come noto, dal 1898, l’interno del Duomo di Torino è sede delle Ostensioni della Sacra Sindone.