regia di Dario Argento, con Max Von Sydow, Stefano Dionisi, Chiara Caselli, Rossella Falk, Paolo Maria Scalondro. Italia, 2001, 117 minuti

Torino, 1983. Il piccolo Giacomo (Stefano Dionisi) assiste all’omicidio della madre. Il commissario Moretti (Max Von Sydow) gli promette che arresterà il colpevole. Quando nel 2000 la città diventa nuovamente teatro di una serie di delitti che sembrano avere qualche affinità con quello di diciassette anni prima, Giacomo torna da Roma e insieme a Moretti, ormai pensionato, partecipa alle indagini che si concentrano sulla figura di Vincenzo de Fabritiis, un nano scrittore di libri gialli indiziato degli omicidi precedenti. Seguendo le intuizioni di Moretti, Giacomo troverà il serial killer.

Per Non ho sonno Argento predilige gli spazi chiusi rispetto a quelli esterni: oltre alle ville della pre collina, riprende gli interni di molti locali della vita notturna torinese come il Big Club (la Discoteca Zoo nella finzione del film) in corso Brescia 28, in zona Borgo Aurora, il Barbican’s in piazza Vittorio Veneto 18, l’ex Roll Play Café in piazza Castello 117 e il Jammin ai Murazzi del Po. Ij murass (secondo il nome in piemontese), situati sulla rive sinistra del fiume, destinati storicamente gli approdi e le rimesse delle barche, devono il loro nome ai massicci margini edificati intorno al 1870 per proteggere le vie cittadine dalle piene del Po. Sino agli anni Cinquanta del Novecento i locali ricavati all’interno di queste imponenti costruzioni erano utilizzati per il deposito delle barche da pesca. Nei vent’anni successivi, anche a causa dell’abbandono della pesca fluviale, gli spazi coperti sono stati convertiti in locali dedicati all’intrattenimento, diventando uno dei punti nevralgici della movida torinese. La zona pedonale che costeggia il fiume e su cui si affacciano le entrate dei Murazzi permette di passeggiare godendo di un suggestivo scorcio della collina torinese e del percorso del Po, da corso San Maurizio sino al Ponte Vittorio Emanuele I, punto d’ingresso del Parco del Valentino.

In Non ho sonno la Torino “d’Argento” viene completamente reinventata e stravolta dal punto di vista urbanistico. Non è più la città delle grandi piazze, dai lunghi viali alberati, dagli spazi aperti. Per precisa scelta di Dario Argento, la sua macchina da presa a tratti fa sembrare la città come un centro urbano di medie dimensioni: per questo non sceglie di ambientare la sequenza della stazione nello scalo più importante di Torino, Porta Nuova (terzo in Italia per numero di passeggeri), bensì nella periferica e secondaria stazione di Torino Dora.

Come in Profondo rosso, Argento mostra nuovamente il Teatro Carignano, affacciato sull’omonima piazza, in una sorta di omaggio al suo stesso cinema e a una città tanto importante per il suo sviluppo.