Anna Banti, Noi credevamo, Mondadori, Milano, 2010

Quando ci incontrammo a Torino (lui usciva dal Parlamento) il suo volto, sotto la capigliatura candidissima, era segnato, più che dalla vecchiezza, da un fiero disgusto. “Torno a casa” mi disse” nulla più mi trattiene quassù.” (p. 117)

 

Noi credevamo, di Mario Martone, con Luigi Lo Cascio, Luigi Pisani, Valerio Binasco, Francesca Inaudi, Toni Servillo, Luca Zingaretti, Italia – Francia, 2010

Libera rivisitazione del romanzo omonimo di Anna Banti, Noi credevamo è un’opera realizzata per conto della Rai nel centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia. Il film racconta il Risorgimento senza grandi esaltazioni, attraverso gli occhi di tre ragazzi del Cilento che nel 1828 aderiscono alla Giovine Italia di Giuseppe Mazzini.

La maggior parte del film è stata realizzata in Piemonte, anche se non mancano le riprese al Parco nazionale del Cilento e a Vallo di Diano, in provincia di Salerno. Nella scena finale del film vediamo Domenico (Luigi Lo Cascio), unico dei protagonisti a veder realizzato il sogno dell’Italia unita, che percorre amareggiato lo scalone monumentale di Palazzo Carignano, gioiello barocco dell’architetto Guarino Guarini. L’uomo entra nella sala deserta del Parlamento Subalpino, primissimo parlamento italiano, e immagina di puntare la pistola contro Francesco Crispi. Rivolgendosi a Don Sigismondo e condividendo il suo “fiero disgusto” verso chi si è piegato alla monarchia dei Savoia, si chiede se gli ideali nei quali hanno creduto e per cui hanno lottato fossero sbagliati. Il sogno della nazione unita s’è realizzato, ma non ancora pienamente: l’Italia non è ancora una Repubblica.