Edmondo De Amicis, Amore e ginnastica

Salì i primi scalini a passi lenti e leggeri, con l’orecchio teso, e quando fu sul primo pianerottolo, udendo sopra uno stropiccio di piedi, si sentì salire il sangue alle guance. Erano la maestra Pedani e la maestra Zibelli che scendevano insieme, come di solito, per andare alla scuola. Egli riconobbe la voce di contralto della prima. Quando si trovaron di fronte, a metà della seconda branca di scala, il segretario si fermò, levandosi il cappello, e invece di guardar la Pedani, vinto dalla timidezza, guardò, come faceva sempre, la sua compagna; la quale, anche questa volta, credette d’esser lei la cagione del suo turbamento, e lo incoraggiò con un sorriso amorevole. E tennero uno dei soliti dialoghetti stupidi di quelle occasioni.

– Cosí presto vanno alla scuola? – balbettò lui.

– Non è tanto presto, – rispose con voce dolce la maestra Zibelli; – sono a momenti le otto e tre quarti.

– Credevo… le otto e mezzo,

– I nostri orologi vanno meglio del suo.

– Può darsi. C’è una nebbia questa mattina!

– La nebbia precede il buon tempo.

– Qualche volta… Speriamo. E… al piacere di rivederle!

– A rivederla.,

– A rivederla.

Arrivato a capo della scala, il segretario si voltò rapidamente e fece ancora in tempo a lanciare un’occhiata ladra alla bella spalla e al braccio poderoso della Pedani, nel momento che la Zibelli, senza che la sua amica se ne avvedesse, si voltava a lanciare a lui uno sguardo sorridente. Allora egli prese una risoluzione. No, non poteva continuare in quella maniera; quella nuova sciocca figura, ch’egli aveva fatto in presenza di lei, gli dava l’ultima spinta. Non gli era possibile regger più oltre con quel tormento di desiderio in corpo, inasprito ogni giorno da quegl’incontri, nei quali non gli riusciva neppure di procurarsi il gusto di guardarla. Era deciso: avrebbe mandato la lettera che teneva da una settimana sul tavolino: voleva una sentenza di vita o di morte.

 

Amore e Ginnastica, di Luigi Filippo D’Amico, con Senta Berger, Lino Capolicchio, Adriana Asti, Ester Carloni, Dante Cleri, Italia, 1973

La Torino di fine Ottocento è il luogo in cui è ambientata la storia d’amore impossibile tra il giovane e timido Simone Censani, amministratore degli immobili dello zio Commendatore, e la bella insegnante di ginnastica Maria Pedani, che non lo degna nemmeno di uno sguardo.

Girato tra Torino e Roma, il film è un adattamento (curato da Suso Cecchi D’Amico, Tullio Pinelli e Luigi Filippo D’Amico) dell’omonimo racconto di Edmondo De Amicis. Lo stabile in cui vivono i protagonisti è situato, nella finzione del film, in Piazza della Consolata, il cui spazio di fronte al Santuario omonimo e le vie limitrofe sono il sipario dell’intera pellicola. La piazza, vero cuore spirituale di Torino, era già inclusa nel primissimo nucleo della città romana e tutt’ora è parte integrante del “quadrilatero romano”, la zona più antica del centro storico torinese. L’elegante spazio è dominato dal santuario della Consolata, riadattato in stile barocco dal noto architetto Filippo Juvarra e sorto su una chiesa paleocristiana utilizzata per venerare un’icona della Vergine portata dall’Oriente. Una copia dell’icona originale fu realizzata dall’artista Antoniazzo Romano e portata a Torino dal cardinale Della Rovere ed è oggi conservata all’interno della cripta della chiesa.