di Giuseppe De Santis, con Raf Vallone, Silvana Mangano, Vittorio Gassman, Doris Dowling, Checco Rissone, Italia, 1949, 108’

Stazione di Torino. Inizio di maggio. I treni delle mondariso, le lavoratrici stagionali per il trapianto e la monda delle piantine delle risaie nel vercellese, sono pronti per partire. Due agenti di polizia in borghese sono lì per arrestare Walter Granata, un criminale che però riesce a fuggire, aiutato da una complice, aggregandosi al gruppo di mondine. Una volta giunti nel vercellese, la storia si dipana tra seduzioni, redenzioni e riflessioni sulle difficili condizioni delle lavoratrici.

Presentato in concorso al terzo Festival di Cannes, il film nasce da un’idea di De Santis che, fermo alla stazione di Torino di rientro da Parigi, sente voci femminili intonare dei canti: sono le mondine che tornano dalla risaia. Questi canti lo affascinano talmente tanto che scrive subito il soggetto della pellicola, una delle più note del cinema italiano del dopoguerra. In dubbio se scegliere Lucia Bosé o Silvana Mangano per il ruolo di protagonista (andato poi a quest’ultima), De Santis ingaggia per il ruolo del sergente Marco Galli un giovane giornalista de “l’Unità” nonché ex calciatore del Torino, Raf Vallone. Il ruolo di Walter va a Vittorio Gassman.

Grandissimo successo di pubblico (si stima che all’uscita, nella sola Francia, venga visto da più di tre milioni di persone), Riso amaro è girato nelle campagne vercellesi: in particolare, nella Cascina Veneria (allora proprietà della famiglia Agnelli), nel comune di Lignana e nella Tenuta Selve, a Salasco. Come noto, in Italia, la coltivazione del riso è concentrata principalmente nel Vercellese. La cucina piemontese è ricca di ricette a base di riso. Tra queste, il risotto ai funghi, quello al tartufo, quello al Castelmagno e la Paniscia novarese.