Stresa

Il territorio di Stresa, in parte costiero (comprendente il centro storico della cittadina e la frazione di Carciano), in parte insulare (tre delle quattro Isole Borromee: Isola Madre, Isola Bella e Isola dei Pescatori), in parte collinare (le frazioni Levo, Binda, Campino, Passera, Someraro, Vedasco, Brisino e Magognino) e in parte montano (compresa la nota stazione sciistica del Mottarone e il Giardino Botanico Alpinia), non poteva, considerata tale ricchezza e varietà, che suscitare una forte attrattiva per le produzioni cinematografiche. Qui hanno trovato splendide location numerosi film nel corso della storia del cinema, sin dai tempi del muto.  Oltre a essere protagonista al cinema, Stresa lo è stata anche in letteratura, comparendo in Addio alle armi di Ernest Hemingway e ne La stanza del vescovo di Piero Chiara. È anche sede d’importanti manifestazioni culturali come “Le Settimane Musicali di Stresa e del Lago Maggiore” (nate nel 1961) e il premio letterario Giallostresa. Tra il 1946 e il 1949 (e poi per l’edizione 1958) a Stresa si tennero le fasi finali del concorso di bellezza “Miss Italia“: nel 1947 in riva al Lago Maggiore venne incoronata più bella d’Italia Lucia Bosè, futura attrice cinematografica.

Mani di fata

regia di Steno, con Renato Pozzetto, Eleonora Giorgi, Sylva Koscina. Italia, 1983, 92 minuti

L’ingegner Andrea Ferrini (Pozzetto) viene licenziato dalla ditta per cui lavora da tempo. Non riuscendo a trovare un altro impiego, per ridurre le spese domestiche decide di cimentarsi con le mansioni di casa, diventando in breve un capace maggiordomo tanto da essere assunto da una ricca contessa (Koscina) che vive in una splendida villa sul lago. Anna (Giorgi), moglie di Andrea, è una rampante donna in carriera, sempre in viaggio di affari. Vista l’assenza di entrambi, i coniugi decidono di mandare il figlio Mariolino a studiare in collegio. Quando gli eventi sembrano condurre inesorabilmente alla separazione dei due, ormai troppo lontani l’uno dall’altra, Andrea ha l’occasione per riaffermarsi come uomo e come ingegnere…

Diretto da uno dei maestri della commedia italiana, Steno, interpretato da una coppia d’interpreti collaudata, quella formata da Pozzetto e Giorgi (già insieme in Mia moglie è una strega, 1980, di Castellano e Pipolo, campione al botteghino un paio di stagioni prima), completato da alcune “spalle” di prim’ordine (Koscina, Maurizio Micheli e Felice Andreasi), Mani di fata è uno dei primi film a riflettere (seppure in chiave ironica) sul fenomeno del carrierismo femminile e dei rapporti uomo-donna a seguito delle mutate condizioni economiche e sociali.

Ampia parte del film è girata in riva alle acque di un lago: quello su cui si affaccia la villa della contessa è il Lago di Como, mentre quello su cui si erige il collegio in cui i genitori mandano a studiare Mariolino è invece quello Maggiore. Per l’esattezza siamo in Corso Umberto I, 15 a Stresa, e l’edificio è quello che oggi ospita il Centro Internazionale di Studi Rosminiani, prestigiosa istituzione della cittadina lacustre. Sorto con il nome di Palazzo Bolongaro, divenuto residenza estiva della principessa Elisabetta di Sassonia, madre della futura regina d’Italia Margherita di Savoia, per anni è stato anche conosciuto come Villa Ducale. Nel 1848, l’allora proprietaria Anna Maria Bolongaro lasciò l’edificio in eredità all’abate Antonio Rosmini, che ospitò numerose personalità della cultura e della religione: Alessandro  Manzoni, Niccolò Tommaseo, Giovanni Bosco. Restaurata nel 1990 sia all’interno sia all’esterno, la villa è impreziosita da affreschi a soggetto mitologico, da pavimenti a intarsio e a mosaico, da una scala a due rampe con gradini di granito rosa. Dal 1966 ospita il Centro Internazionale di Studi Rosminiani, offrendo ai visitatori un museo di ricordi rosminiani, la stanza in cui nel 1855 morì l’abate, l’Archivio Storico dell’Istituto della Carità, una biblioteca di circa centodiecimila volumi, una casa editrice e una foresteria per ospitare gli studiosi. Il giardino (circa tredicimila metri quadri) che circonda il palazzo ospita varie piante di ogni provenienza: palme, magnolie, azalee, rododendri e un cedro deodara di più di sette metri di circonferenza portato a Stresa nel 1870 dal Castello di Agliè, in provincia di Torino.