di Mario Soldati, Italia, 1956, 105′

Attraverso un viaggio in 12 puntate iniziato il 3 dicembre 1957, lo scrittore e regista Mario Soldati ci accompagna lungo la Valle del Po, attraversando Piemonte, Lombardia e Veneto. Come afferma lo stesso autore: “Viaggiare è conoscere, è il modo più facile, più diretto, di arrivare a conoscere un paese è praticare la cucina della gente che lo abita. Nei cibi e nella maniera di cucinarli c’è tutto”. In queste poche parole è riassunto il senso profondo di uno dei più interessanti progetti della televisione italiana di ogni tempo.

Nel 1956, insieme all’amico d’infanzia Tino Richelmy, Soldati ipotizza un ampio progetto televisivo per la Rai. Un programma in cui lo stesso Soldati intervisterà contadini, pescatori, produttori di alimentari e vino, negozianti, persone comuni. Seppure in modo molto leggero, Soldati parla di agricoltura, di storia, di antropologia, di sociologia e, in fondo, anche di economia. Le musiche sono del notissimo compositore per il cinema Nino Rota.

Il viaggio di Soldati parte, naturalmente, dal Piemonte, luogo di nascita del Po. Il regista si sofferma anche su Torino, città di elezione della ristorazione a base di cucina piemontese, per celebrare uno dei suoi locali più noti e importanti e uno dei suoi cibi essenziali: il ristorante Del cambio e il tartufo. Del Cambio nasce nel 1757 di fronte a quello che sarà il primo Parlamento dell’Italia unita, Palazzo Carignano. Come ricorda lo stesso Soldati nel suo programma televisivo, Cavour ne era abituale frequentatore, ma non è stata la sola celebrità a intrattenersi nelle sue sale e attorno ai suoi tavoli. Tra queste, Balzac, Casanova, D’Annunzio, Verdi, Marinetti, non dimenticando le celebrità del mondo dello spettacolo Maria Callas, Eleonora Duse e Audrey Hepburn.

Nella sequenza ambientata nel ristorante, Soldati si sofferma sull’uso che nelle cucine viene fatto del tartufo. L’alimento dal tipico profumo penetrante e dalla storia millenaria (ne parla Plinio il Vecchio nel suo Naturalis Historia) è particolarmente utilizzato nella cucina piemotese. Nel Medioevo una città si distingue per il commercio del tartufo: Casale Monferrato. La sua varietà bianca è la più rara e pregiata ed è diffusa principalmente tra Alba, parte della provincia di Cuneo, parte di quella di Torino e l’intero territorio di quella di Asti. Una ridotta quantità di tartufo è in grado di insaporite piatti e salse. Viene utilizzato per aromatizzare bruschette, pasta, bistecche, carne in genere. Anche nel campo delle bevande l’uso del tartufo è tutt’altro che raro, basti pensare alla grappa e l’amaro di tartufo.